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Il Sindacato è fondamentale. Ecco perché non andrò a votare per le RSU

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Un ossimoro, una contraddizione in termini. No. Un’analisi lucida, a prova di attacco da parte di chi è pronto a soffocare l’espressione altrui denunciando un attentato alla democrazia rappresentativa. La verità è che solo il Sindacato può rappresentare le nostre istanze. Ma non questo Sindacato.

Non certo un Sindacato che accetta, condivide, ratifica (o propone?) un demansionamento quando mi toglie il diritto di sostituire in caso di assenza il dirigente assegnandomi mansioni uguali a quelle di tutti i Funzionari, dal primo all’ultimo, senza distinzioni di sorta. Ma le distinzioni ci sono. Eccome. Hanno le sembianze dei sacrifici e la consistenza del sudore e delle rinunce, anche economiche, per conseguire una laurea, dei master, delle abilitazioni, degli attestati professionali, e non certo all’UniOtelma o all’Università del San Credito Donato, per essere stati chiamati ad abbandonare la famiglia per frequentare un Corso a Roma, nel caso dei Direttori, con successivo tirocinio ed esame finale ( a proposito: la Corte dei Conti non ha chiesto conto a nessuno di quegli investimenti fatti su di noi e buttati alle ortiche? Strano).

Te ne accorgi ora? No, ovvio. Speravo che qualcuno in Commissione Paritetica prima e al tavolo Aran dopo si soffermasse a riflettere su quello che ciascun funzionario rappresenta: una risorsa potenzialmente preziosa per la collettività, da incentivare e premiare garantendogli sviluppo professionale ed economico. Non pensavo che all’unanimità il Sindacato decretasse definitivamente una massificazione premiata con qualche briciola da far apparire come una pagnotta.

Ecco perché il Sindacato è fondamentale per portare avanti le nostre istanze. Ed ecco perché non questo Sindacato. Nonostante la presenza di figure validissime del passato alle quali dobbiamo conquiste epocali che gli attuali vertici stanno disperdendo per scelte strategiche completamente sbagliate. Sempre a parere di chi scrive, ovviamente. Mi piace ricordare sempre chi, da Direttore Amministrativo e Coordinatore nazionale di un sindacato al Ministero dell’Interno, si rifiutò di firmare, unico nella storia, l’integrativo che prevedeva l’abolizione della figura professionale di Direttore. Un gesto importante, ahinoi annullato dalla firma della stessa sigla sul CCNL FC .

Era un funzionario direttivo come noi, con laurea magistrale, master abilitazioni e soprattutto voleva difendere non solo gli interessi dei Direttori ma di tutti quei Funzionari laureati specifici che quel profilo avrebbero potuto conquistare in futuro. E qui si potrebbe aprire un interessante dibattito sulla qualità della rappresentatività. Azzardo a condensarlo in una domanda: quale comunanza di interessi potrebbe avere un assistente (con tutto il rispetto per i colleghi assistenti) o un professore universitario o un altro soggetto che non sa nulla di noi e del nostro lavoro nel rappresentarci? I Dirigenti sono rappresentati da Dirigenti. I prefetti sono rappresentati da Prefetti. I Funzionari Direttivi da chi capita. Può funzionare? Infatti non ha funzionato.

E allora mi ha colpito la riflessione che sempre più colleghi stanno rappresentando contattandomi: ma per quale ragione al mondo dovremmo garantire, con il nostro voto alle prossime RSU, la rappresentatività a Sindacati che non hanno rappresentato i nostri interessi, danneggiandoci? Per fare un favore ad un collega? Perché lo abbiamo promesso? Perché abbiamo in tasca una tessera sindacale? Nessuna ragione, per questi colleghi è valida se con quel voto si permette a qualcuno di decidere sopra le nostre teste mortificando i nostri interessi. Perchè il Sindacato è fondamentale. Ma non questo Sindacato.

Così anche io non andrò a votare, Non darò il mio voto a chi mi ha tradito. Perché ci avevo creduto e perché lo devo alla mia coscienza. Servirà? Di certo servirà a me. Tantissimo. Mi farà stare bene sapere che, poiché questo contratto nasce già scaduto, il prossimo chi lo firmerà lo farà non in mio nome.

E poi chissà se a pensarla così in tanti non induca qualche decisore a tornare sui suoi passi. Vi sembra poco? A me no.

Domenico Scardino

Fondatore Funzionaripubblici.it

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#rsu2022iononvoto

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10 risposte su “Il Sindacato è fondamentale. Ecco perché non andrò a votare per le RSU”

Non voterò, adesso con maggiore convinzione che mai.
È evidente la integrale subalternità del sindacato, soprattutto dei confederali, alla politica ed alle sue scelte.
Da organismi di rappresentanza democratica, contrapposto per vocazione naturale, ed istituzionale, nella dialettica con “il potere”, ha tradito la sua funzione, divenendo esso stessi un centro di potere e di baratto.

In maniera chiara e concisa, Domenico in questo articolo evidenzia l’essenza di ciò che il sindacato, assieme a buona parte dell’amministrazione, ha perpetrato nei confronti di una categoria che, vorrei ricordarlo, non esiste più, aldilà del nome, dalla fine degli anni ’90, quando in seguito alla privatizzazione del pubblico impiego, è stata preclusa ai funzionari (o quadri, cioè coloro che entravano in amministrazione con un concorso riservato solo ai laureati con una specifica laurea, un esempio sono gli ex direttivi della carriera di ragioneria del Ministero dell’Interno) la possibilità di accedere alla dirigenza ex lege. Questi lavoratori si sono trovati, in un colpo solo, senza carriera (vinsero un concorso per la dirigenza a cui non potevano più accedere), non più quadri/funzionari (la categoria dei direttivi o vicedirigenza non esisteva più), ma bensì assorbiti nella carriera di concetto. Per contro le loro funzioni de facto rimanevano quelle di direttivi, molti con incarichi da dirigente!!!!
Nel tempo questo primo APPIATIMENTO ha avuto una evoluzione a parer mio addirittura grottesca, che ha portato oggi alla situazione che bene ha descritto Domenico, anche in altri articoli.
Alla luce di tutto questo che posso dire se non di condividere tutti assieme queste giuste rivendicazione.
Ma tutte le richieste vanno supportate anche da azioni concrete che tendano al raggiungimento dell’obbiettivo. Una di queste ce la indica Domenico, non andando a votare per la RSU e dichiarando ad alta voce il perché NON andiamo a votare. Certo, molti di noi potranno obbiettare, “è un po’ pochino”, ma ha un alto significato simbolico e di principio, inoltre è facile da perseguire (non ci costa poi cosi tanto).
Questa nostra iniziativa assieme a quella della firma della petizione e alle altre che verranno hanno, in questo momento a mio parere, un ben altro scopo assai più importante, quello di unirci e contarci come categoria, con un proprio status giuridico ed economico, con legittimi interessi da difendere e da perseguire e con il diritto al riconoscimento di rappresentanza democratica nelle sedi dove si prendono le decisioni che ci riguardano.
In tale logica dobbiamo perseguire precisi obbiettivi tutti insieme, unendo le forze di tutti i colleghi della Pubblica Amministrazione, comparto ministeri in primis. Certo si fa presto a dire colleghi, qui si apre un nodo cruciale della questione, che merita un approfondimento senza ipocrisie e che spero venga affrontato e discusso anche attraverso questo sito internet.
Per il momento, e concludo, mi permetto di osservare che, proprio la mancanza di una precisa identità nel ruolo (non da noi voluta ma da altri scientemente seguita), ha permesso alle altre categorie più compatte, organizzate e numerose, di fare i propri interessi sulla nostra pelle e a scapito di una PA più efficiente, e più in generale di una società più giusta, che riconosca i meriti di ciascun individuo.

Caro Francesco, ciao… sono Fabrizio DEI TOS compagno di corso alla S.S.A.I. dal gennaio al luglio 1995…bella gioventù, bei tempi e belle (e legittime ) speranze!
A distanza di ventisette anni, due ricorsi (e relative spese) inutilmente fatti per cercare di far valere le mie (Nostre) ragioni professionali, dopo tante incazzature, tentativi di coinvolgere, specie nei primi anni, i colleghi in queste battaglie, dopo aver consumato gli occhi sui siti DIRSTAT, dopo aver visto tramontare anche l’ipotesi della vicedirigenza, dopo aver visto con quale tenacia l’Amministrazione si è sempre opposta al nostro giusto riconoscimento professionale, ho capito che la mia (nostra) è una battaglia persa.
E’ una cosa che ‘NON S’HA DA FARE’! Ho presso atto di questa realtà.
La beffa è che abbiamo superato un concorso e un corso di formazione così come previsti dal DPR 340, non proprio tanto tanto semplici, cioè con caratteristiche e difficoltà tarate per una categoria professionale destinata alla dirigenza e poi, una volta superati questi step, ci hanno fatto sapere………che eravamo degli impiegati di concetto! In altre parole, il D.P.R. 340 per noi è stato applicato solo per la fase selettiva!!! Una mostruosità, questa, da un punto di vista giuridico-amministrativo!
Ora, a sessantun anni, non ho più voglia di combattere. Dovessimo arrivare anche a una area delle alte professionalità tra qualche anno, cosa mi cambia sulla mia (ormai imminente) pensione? Ben poco! Mal sopporto anche tutti questi bei discorsi, perchè li ho già visti tante volte, per anni e anni e non hanno mai portato a nulla. Ho preso atto che non c’è la volontà politica di valorizzarci e di riconoscere i nostri diritti. Sono solo profondamente schifato e rassegnato.
Invidio comunque il tuo entusiasmo.
Auguri per tutto.

Caro Fabrizio, non è il tempo per deporre le armi. ma anzi di riprenderle. Il punto è che finora abbiamo affidato le nostre richieste o alla magistratura o alla politica mentre sono I Sindacati a decidere le nostre sorti. Ed è lì che bisogna incidere. Ad un Sindacato che non ci rappresenta più bisogna togliere voti e tessere. Bisogna togliere la rappresentatività….se si inizia a intraprendere questa strada vedrai che, visti gli enormi interessi in ballo, inizieranno ad ascoltarci.

Caro Domenico e colleghi tutti, ho da subito aderito alla vostra iniziativa e condivido fortemente la tua visione e lo scopo di porre l’accento sull’appiattimento delle nostre carriere. Da un giorno all’altro ci siamo ritrovati tutti nel calderone dei funzionari senza distinzione di anzianità, che significhi e dico significhi, esperienza, competenze e soprattutto senza distinzione di profilo professionale. Tutti ricordiamo i famosi “atti coevi” grazie a tale invenzione dei ben noti sindacati ad eccezione di pochi casi giustamente riconosciuti che conosco personalmente, io (ed altri) ex “segretario di ragioneria” mi sono ritrovato scavalcato nella prima riqualificazione da circa 100 “colleghi” tutti senza “diploma di ragioniere”, quando nel concorso che vinsi si poteva partecipare “solo” se in possesso di tale diploma.
Poi nel momento in cui stavo per diventare Direttore amministravo-contabile, et-voilà, tutti funzionari!
Però, se mi permetti, su alcune cose non sono d’accordo e cercherò di essere breve e conciso:
1 – Mi sono Laureato, Triennale e specialistica, alla UNITELMA SAPIENZA: ho studiato, fatto sacrifici di tempo ed economici, alcuni esami non li ho superati la prima volta e li ho ripetuti, perchè i professori non mi hanno mai favorito, quindi non mi è piaciuta la tua generalizzazione sulle lauree……
2 – Io voterò e mi sono candidato alle RSU perchè voglio provare a fare qualcosa dall’interno per i pochi anni di servizio che mi rimangono.
Comunque ti sosterrò in tutti i modi perchè hai avuto una bella iniziativa e perche penso che non è mai troppo tardi per provare a cambiare.
Un saluto

Non sono d’accordo con te, il concorso l’ho fatto dopo la laurea e le prospettive erano rosee ed edificanti. Laurea conseguita con sacrifici e rinunce. Corso voncorso, assegnazione di una sede fuori regione che ha comportato sicuramente una crescita professionale oltre che personale ma che non ha rispettato quanto previsto dal concorso. Il concorso dei segretari e/o assistenti non prevedeva che con altri titoli di arrivasse al ruolo di funxionari. Infatti tale prospettiva era riservata a chi avesse superato un concorso ad hoc.
, vquonfi von grande vantaggio di chi lo ha fatto.
Non di.puõ pensare che la laurea conseguita durante il periodo di lavoro possa dare necessariamente diritto ad una promozione a svantaggio di chi, proprio per un certo concorso ha rinunciato ad altre possibilità di lavoro.
Vivere in una realtà lontana dalla propria, ha comportato spese e sacrifici non ripagati da questa amministrazione matrigna, che ha voltato le spalle ai propri funzionari impedendo anche i trasferimenti e la mobilità esterna.
Ed oggi con questo totale appiattimento l’amministrazione dell’interno ha raggiunto il fondo.
#RSU2022ioNONvoto

Rispondo alla collega Francesca. Sono d’accordo con te. I vincitori del concorso di Vice consiglieri di Ragioneria, l’ho anche scritto in qualche articolo, sono stati mortificati più degli altri. Più di tutti. Specie quelli che hanno dovuto fare i bagagli e trasferirsi in un’altra città (so bene cosa significa). Tuttavia isolarsi e tentare di conquistare una chimerica vice-dirigenza si è rivelato un fallimento. Lo narra la storia. E tu ne sei testimone. La massificazione assurda, inconcepibile, vergognosa non ha risparmiato nessuno. Siamo tutti funzionari: laureati prima, durante, senza laurea. Tutti uguali. Allora dobbiamo essere disposti ad una lotta durissima, ponendoci ciascuno di noi, in prima linea per una Terza Area con una dignitosa e maggiormente retribuita progressione professionale con uno sbocco, il più ampio possibile, nella Quarta. Solo così potremo tutti ottenere un giusto ristoro alle assurde decisioni sia dell’Amministrazione sia dei Sindacati sin qui prese.
#RSU2022ioNONvoto

Caro Antonio Viscardi, innanzitutto grazie per il tuo commento ed il tuo supporto. Il riferimento non riguardava certo chi ha conseguito una laurea specialistica con impegno e dedizione. Piuttosto pensavo a troppe triennali e troppi master conseguiti in modalità lampo che hanno fruttato un insperato titolo di Dottore Funzionario. Comunque tutto il rispetto per le triennali lampo, se le hanno rilasciate hanno un valore legale che impone rispetto. Ma da qui a normare l’equipollenza di tutti i titoli diplomi serali compresi…questo no.
Per quanto riguarda il tuo impegno alle prossime elezioni RSU rispetto profondamente la tua scelta e le tue idee. Anche perché sono state le mie stesse idee per tanto tempo. Cercavo di cambiare le cose dall’interno. Poi mi sono accorto che il “sistema” sindacale non ti fa spostare nemmeno una virgola. Prova a fare una proposta in disaccordo con la tua segreteria. Poi mi dici. In bocca al lupo e continua a sostenerci.

Grazie della risposta e continuerò a sostenere tutte le vostre iniziative e a cercare proseliti.
Un saluto a tutti i colleghi

Questi ultimi tre quesiti si sovrappongono al pacchetto Cartabia. Non per questo secondo i promotori la consultazione e priva di significato. E il risultato cui si guarda e soprattutto l’affluenza: il referendum abrogativo per essere valido richiede la partecipazione della meta piu uno degli aventi diritto al voto. Un obiettivo, quello del quorum, niente affatto scontato. La Lega si gioca molto in questa consultazione e negli ultimi giorni ha iniziato un battage contro quella che il segretario Matteo Salvini ha definito una “censura” mediatica. “Per rompere il muro di silenzio” il senatore leghista Roberto Calderoli ha annunciato che digiunera “finche restero in piedi”: una protesta non violenta sull’esempio di Marco Pannella. Ecco in sintesi cosa chiedono i quesiti. Il referendum numero 1, contrassegnato dalla scheda rossa, riguarda l’abrogazione del Testo unico delle disposizioni in materia di incandidabilita e di divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti a sentenze definitive di condanna per delitti non colposi. In sostanza, chiede agli elettori se intendono eliminare le disposizioni introdotte nel 2012, con la legge promossa dall’allora ministra della Giustizia Paola Severino, che prevedono l’incandidabilita, l’ineleggibilita e la decadenza automatica per chi e stato condannato in via definitiva per alcuni tipi di reato, dalla mafia al terrorismo a quelli contro la pubblica amministrazione. Tali norme si applicano alle competizioni elettorali di ogni tipo, dal parlamento alle amministrazioni locali. Con il si invece si cancella l’automatismo: dovra essere il giudice, di volta in volta, a decidere se, in caso di condanna, occorra infliggere anche la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. Chi si oppone ritiene che non vada abrogato un testo che rappresenta il piu ampio intervento in materia di lotta alla corruzione degli ultimi anni.

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