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Diritti e meritocrazia. Il miglior Contratto Collettivo possibile? Ritorno al futuro

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Il nuovo contratto collettivo nazionale per i dipendenti delle Funzioni Centrali prevede esclusivamente “differenziali stipendiali“, con cui verrà premiato “il maggior grado di competenza professionale progressivamente acquisito dai dipendenti nello svolgimento delle funzioni”. Si tratterà di incrementi fissi mensili da attivare con procedure selettive a seconda dell’area di appartenenza degli statali, raggiungibili solo da chi non ha avuto progressioni e non risulta destinatario di provvedimenti disciplinari negli ultimi 3 anni. La graduatoria verrà effettuata tramite la media punteggi annuale del dipendente, con l’inserimento di un correttivo rappresentato dai contratti integrativi.

Partiamo da un dato: l’esperienza sin qui raccolta sui sistemi valutativi in vigore presenta nella pratica, al di là dei sistemi e dei sofismi teorici formulati troppo spesso da chi non ha mai operato “sul campo”, un limite enorme dato dalla difficoltà di valutare il lavoro di un dipendente pubblico. Le tante voci contenute nelle schede di valutazione sembrano il riflesso di un Paese la cui classe dirigente e sindacale si esercita, ad ogni passaggio legislativo o contrattuale, a burocratizzare e complicare situazioni che potrebbero essere gestite con un approccio intellettuale più semplice e per questo enormemente più efficace.

Credo che l’errore che si continua a commettere sia quello di volersi ostinare a traslare nella PA concetti puramente aziendali, teorie di misurazione di efficienza, efficacia e produttività “bocconiane”, concepite ed elaborate per strutture con organizzazioni e finalità totalmente diverse da quelle della Pubblica Amministrazione Italiana e del suo Pubblico Impiego che non ha nè fini di lucro, nè risorse sufficienti e nè la flessibilità decisoria di un’azienda.

E già, perchè a mio parere, nella realtà di tutti i giorni i dipendenti pubblici si potrebbero dividere efficacemente, senza schede, punteggi e valutazioni il più delle volte imprecise, massificate o immeritate, in due sole categorie.

La prima categoria è quella dei dipendenti che svolgono le proprie mansioni con “normale” dedizione, fanno bene il loro lavoro e pertanto hanno il sacrosanto diritto di vedersi riconosciuti gli scatti di anzianità. Oddio, che ho scritto: scatti di anzianità! Si, avete letto bene, quelli dei nonni. Aboliti in ossequio al principio che in questo bislacco Paese tutto ciò che è razionale, semplice, logico debba essere immediatamente rimosso.

Quindi tutti i dipendenti pubblici che fanno quello per il quale sono stati assunti, ovvero svolgere le mansioni loro attribuite, ogni due anni dovrebbero trovare sulla busta paga un aumento che consenta loro di mantenere un livello di vita decente, in qualsiasi parte d’Italia essi vivano. TUTTI. SENZA GRADUATORIE NE’ VALUTAZIONI. Cosa diavolo vuoi valutare se uno adempie normalmente alle proprie mansioni? Fa quello per il quale è pagato e pertanto ha diritto a vedersi economicamente riconosciuta la sua anzianità di servizio e il contribuire, con il suo lavoro, ripeto ordinario, all’efficienza del Servizio Pubblico.

Perchè vedete, il punto focale dell’argomento che sto cercando di trattare non è chi svolge ordinariamente il proprio lavoro e quindi va “premiato” per questo con riconoscimenti periodici. Il punto drammatico è dato da chi non lavora, da chi lavora male, da chi lavora “furbescamente” o da chi vive sul lavoro degli altri.

Ed è solo questa seconda categoria di dipendenti pubblici che dovrebbe essere valutata anche senza bisogno di tanti parametri, tabelle, schede. Basterebbe un provvedimento dirigenziale, preceduto da un prestabilito numero di richiami, opportunamente e debitamente motivato, impugnabile e protetto da guarentigie sindacali come è giusto che sia ma, dalla cui applicazione, scaturisca il blocco temporaneo o permanente dello scatto di anzianità oltre ad eventuali provvedimenti disciplinari. Perchè se non lavori, se lavori male, se vivi alle spalle dei colleghi, se vivi di “furbate”, non sei come gli altri. Sei peggio degli altri e non meriti i benefici che gli altri hanno.

Forse è qui il punto di frattura che emerge: sulla necessaria, puntuale attenzione non prestata da alcuni (troppi?) dirigenti sullo svolgimento delle attività degli Uffici e sull’operato dei sottoposti, nonostante passino puntualmente tutti all’incasso dei lauti premi per il raggiungimento dei risultati. Ecco perchè credo più che opportuno che la “semplificazione” in parola dovrebbe essere applicata anche a loro. Certo, in nessuna parte del pianeta nessuno potrà mai abolire l’antipatia o la simpatia che un dirigente possa nutrire nei confronti di questo o di quel dipendente, ma la certezza di regole e l’obbligatorietà di motivare con provvedimenti corredati da prove ed atti, il demerito, così come l’attribuzione di incarichi di responsabilità straordinarie, può contribuire a ridurla e non di poco. Basta volerlo.

E i Fondi di Amministrazione? Stesso discorso per gli scatti di anzianità. Al netto delle quote da destinare alle PROGRESSIONI DI CARRIERA andrebbero distribuiti a tutti coloro che svolgono senza demerito il proprio lavoro, proporzionalmente all’anzianità di servizio. Un’eresia? Un ritorno alla distribuzione a pioggia? Può darsi, ma alla luce dei criteri attuali mi sembra molto meno farraginosa e più giusta. Se poi volessimo considerare l’irrisoria consistenza degli importi pro-capite dei Fondi di molti Ministeri, il solo espletamento delle procedure e il costo del lavoro impiegato per evaderle, rende gli interi processi così anti-economici da consigliarne decisamente la distribuzione sopra esposta.

Nel paragrafo precedente ho introdotto il tema per il quale questo sito è nato: il diritto alla carriera ed alla progressione professionale, che non è solo limitato alla Terza Area ma dovrebbe essere garantito anche nella Seconda per le identiche motivazioni.

Tra i dipendenti che ho inserito nella prima categoria, ossia quelli che svolgono “normalmente” e “ordinariamente” le loro mansioni e per questo bravi, ci sono coloro che sono entrati in Amministrazione, o che hanno conseguito o che stanno conseguendo in servizio, dei titoli di studio o abilitativi superiori a quelli richiesti dal bando di assunzione. Mi riferisco a titoli “seri” e non a certi “paratitoli” come quelli elargiti in passato, anche con talune discutibilissime convenzioni ministeriali e sindacali, che garantivano una laurea triennale con sei esami neanche attinenti al profilo professionale del fortunato neo-laureato.

E ci sono anche dipendenti che vengono chiamati a ricoprire incarichi di responsabilità maggiore rispetto agli altri. Così come ci sono dipendenti che, a costo di sacrifici anche familiari, accettano di frequentare percorsi di riqualificazione professionale conseguendone con merito i titoli. Tutti questi dipendenti hanno il SACROSANTO DIRITTO di mettere in gioco le loro carte e partecipare a procedure concorsuali per il conseguimento di un profilo professionale superiore, maggiormente retribuito, nell’ambito della loro Area o dalla Seconda alla Terza e non certo per uno scatto economico di un centinaio di euro cinque volte nella vita che, come detto sopra, dovrebbe essere attribuito a tutti ogni biennio. Non avete i soldi? Cercateli. Ci sono.

Come ripetuto più volte, attualmente considero la Quarta Area o delle Elevate Professionalità alla stregua di un’affascinante chimera anche se ovviamente mi auguro che le sue porte si aprano per gli apicali della Terza Area (i Direttori, nell’organizzazione che chiediamo con questa petizione ) in una logica e dovuta evoluzione professionale.

Pragmaticamente dunque limito il discorso alle due Aree e per le riflessioni che ho esposto reputo necessario, anzi indispensabile per garantire l’adeguato approccio motivazionale e dunque una maggiore efficienza del Pubblico Impiego, modificare l’attuale assetto della classificazione professionale con tre profili professionali nell’area Terza e due nell’Area seconda sulla quale torno rilevando come un grosso errore il previsto accorpamento degli Operatori con gli Assistenti, attribuendo a tutti quest’ultima qualifica.

Non una promozione, un riconoscimento per gli Operatori, piuttosto un’ammassamento in un’ Area nella quali ad oggi, specie in presenza di un drammatico fenomeno di svuotamento degli Uffici, sono tanti gli Operatori che svolgono mansioni da Assistente e tanti gli Assistenti chiamati a svolgere mansione superiori. Perchè la fluidità del lavoro in seguito ad una costante digitalizzazione è un dato di fatto ma altrettanto lo è la difficoltà di portare avanti gli Uffici e gli adempimenti dovuti con organici risicatissimi. Non sarebbe meglio mantenere nella Seconda Area i due profili riconoscendo ad entrambi la possibilità di progredire grazie all’esperienza sin qui acquisita? O diciamo ai dipendenti semplicemente “grazie ma da adesso dovrete fare tutto, dalla protocollazione della posta, all’archiviazione sino all’ elaborazione degli atti amministrativi?”. Se questa è la meritocrazia allora non ho capito nulla e ne faccio ammenda.

Chiudo manifestando gratitudine al Ministro Brunetta per la scontistica promossa dalle convenzioni con le Università Statali per il conseguimento dei titoli universitari a vantaggio dei dipendenti pubblici. Questa iniziativa nel contesto della mia organizzazione ideale che qui vi ho raccontato… sarebbe perfetta.

Domenico Scardino

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2 risposte su “Diritti e meritocrazia. Il miglior Contratto Collettivo possibile? Ritorno al futuro”

x fortuna che qualcuno Finalmente sia giusto a riconoscere e ad approvare una proposta degna del suo valore verso una amministrazione cieca e sorda dei sui dipendenti, siamo la pubblica amministrazione (Ministero Interno) meno pagata , e giusto anche di chi produce nel suo lavoro debba essere riconosciuto .

Salve. Quale Pensionato militare, ex Sottufficiale della M.M. avviato in quiescienza per raggiungi limiti di età il 21 settembre 1996, posso solo dire che quanto si descrive non è cosa nuova! Vorrei far presente che tutti queste aberrazioni del sacro dovere/servizio ed i relativi riconoscimenti sono stati stravolti dalla legge 312/1980, decorrente dal 1^ gennaio 1978! Fu abrogato il sistema dei (DPR 28/12/1979, con cui si modificavano le tabelle di cui al DPR 03/06/1965, n.749) e posto in essere quello dei , naturalmente bislenghi e molto differenziati per il personale civile, militare e le alte Gerarchie civili che militari! Gli scatti stipendiali, pur essendo contemplati venivano manipolati dalla sede centrale Roma e non più dalle amministrazioni periferiche, con il risultato che con oltre 30 anni di servizio effettivo gli scatti biennali furono congelati a soli 4! Altra ricade sui Pensionati , ossia Dirigenti/Generali/Colonnelli, con l’attribuzione di una particolare perequazione automatica con il sistema NIC; per il resto della mandria nazionale con il FOI, che viene anche dai Dirigenti previdenziali INPS con la cumulazione dell’assegno accessorio (Art.99 DPR 1092/73) dell’Indennità Integrativa Speciale (Art.2 – legge 27 maggio 1959, n.324), nonostante annualmente viene ben disposto la sua separazione con l’art.3 del decreto ministeriale, per ultimo quello del 17 novembre 2021 – (GU S.G. n.282 del 26-11-2021)! Oggi da Pensionato militare bastonato, beffeggiato e derubato, dopo aver anche speso tempo e denaro con un ricorso alla Corte di Conti di Bari, posso solo dire che occorre una azione forte innanzi ad un vero Tribunale presieduto da veri ed incorruttibili Salomoni! Sono meravigliato che personale civile dipendente pubblico non sia stato ancora ben tutelato e rappresentato dai tanti Sindacati che amano spesso pavoneggiarsi e starnazzare come oche in un stagno! Cosa attendono e pretendono ancora i tanto tutelati dipendenti pubblici?

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